Le due vie

15 Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, 16la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore tuo Dio ti benedica nel paese che tu stai per entrare a prendere in possesso. 17 Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dei e a servirli, 18 io vi dichiaro oggi che certo perirete, che non avrete vita lunga nel paese di cui state per entrare in possesso passando il Giordano. 19 Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, 20 amando il Signore tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità, per poter così abitare sulla terra che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe». (Deuteronomio 30,15-20)

Ho voluto chiamare questo sito Le Due Vie semplicemente perchè durante il corso della nostra vita siamo costantemente messi di fronte a delle scelte le quali, in linea di massima, sono due: il bene e il male. Chiaramente ci sono le anche linee intermedie ma, secondo il mio punto di vista e detto in modo grossolano, vengono dopo aver fatto la prima scelta, e da quella derivano, perchè non si può mai prescindere dal bene o dal male. In poche parole: se scelgo in prima istanza il bene quello che ne conseguirà sarà certamente sulla stessa linea altrimenti cadremmo nella scelta opposta, infatti ne abbiamo un chiaro riferimento in alcuni passi del Vangelo, ne cito solo alcuni sarebbe troppo lungo citarli tutti:

“Nessun domestico può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona” (Lc 16:13).

“Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere” (Mt 7,16-20).

Cosa implica per il genere umano la scelta tra queste due vie? Semplicemente la salvezza eterna o la perdizione della nostra anima, la decisione più importante a cui siamo messi di fronte durante la nostra vita terrena. Si può forse rimanere neutrali o impassibili davanti ad una scelta così grave? Personalmente la mia risposta è no! Non possiamo esserlo perchè una scelta la facciamo sempre e non sempre con cognizione di causa. Quante volte ognuno di noi prima di prendere una decisione si ferma a riflettere sulle possibili conseguenze che questa potrebbe portare sia a noi che agli altri? Si, forse pensiamo, ma a cosa? Al nostro tornaconto, a quello che in quel momento potrebbe essere utile o piacevole per noi o per i nostri cari, ma non mettiamo in conto che alle volte le nostre decisioni mettono gli altri in difficoltà o in problemi insormontabili spesso senza accorgerci che facendo del male agli altri di conseguenza facciamo male anche a noi stessi.

“Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?” (Mc 8, 35-36)

“Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna” (Mt 25, 31-46)

Ho preso ispirazione in particolare dalla lettura de La Didaché, parola greca che significa Insegnamento, nel cui incipit si legge: “Capitolo I, 1Due sono le vie, una della vita e una della morte, e la differenza è grande fra queste due vie. 2. Ora questa è la via della vita: innanzi tutto amerai Dio che ti ha creato, poi il tuo prossimo come te stesso; e tutto quello che non vorresti fosse fatto a te, anche tu non farlo agli altri”, non basterebbe forse attenersi a questo perchè il mondo cambi aspetto? Se qualcuno non la conosce ne consiglio vivamente la lettura visto che si tratta di poche pagine, essenziali nel loro contenuto.

Possiamo con sicurezza dire che con questa lettura possiamo conoscere quale era lo spirito dei cristiani delle prime comunità ai quali  sarebbe auspicabile assomigliare, sia per lo spirito con cui hanno vissuto l’insegnamento di Gesù, spirito il quale dovrebbe essere dei cristiani di tutti i tempi e luoghi, sia per l’esempio che ci hanno lasciato arrivando anche ad accettare il martirio con gioia per il loro credo in Cristo:

Infatti avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di essere derubati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e duraturi” (Eb 10,32-36)

“Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato …” (Eb 12, 1-4)

La lettura de La Didachè può essere un primo passo per avvicinarsi ad una  lettura più approfondita del Vangelo, ma non sostituisce in nessun modo il Vangelo di Cristo.

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