Senza la Carità …

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Senza la Carità …

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Senza la Carità …

Per salvarsi non basta avere la Fede con credere in Dio, avere la Speranza ed esercitarla con la preghiera, è necessario avere la Carità. Questa virtù sarà in noi quando osserveremo esattamente i comandamenti di Dio. Con l’osservanza noi pratichiamo i doveri che abbiamo verso Dio, verso il nostro prossimo e verso noi stessi. In tal modo riusciremo a salvare la nostra anima secondo quello che ha detto Gesù nel Vangelo al dottore della legge: “Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai»” (Lc 10,25-37).

Cos’è la Carità se non l’Amore? Quello vero, quello che ci da pace e serenità al nostro cuore. Chi di noi può vivere senza amore? Ognuno di noi aspira all’amore e senza l’amore la vita ci sembra insopportabile e pesante.

San Paolo nell’inno alla Carità ha espresso in modo semplice e chiaro cos’è l’Amore e quale fine si propone. Non posso che richiamare queste parole e far si che diventino per noi un abitus quotidiano: “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!” (1 Cor 13,1-13).

Alla luce di questi insegnamenti è chiarissima la famosa frase di Sant’Agostino d’Ippona: “Ama e fa ciò che vuoi!”, perché tutto è sotto la guida dell’Amore di Dio e di conseguenza nulla di quello che fai può essere peccato perché Dio è Amore puro, in Lui non ci sono ombre ne peccato ma solo luce e Amore.

CARITÀ= conseguimento

La carità è perfezione cristiana, è amicizia tra Dio e l’uomo, è per questo motivo vicendevole amore e comunicazione.

La Carità ci fa amare Dio al di sopra di noi, degli altri e delle cose, l’oggetto della volontà è quindi Dio stesso e di conseguenza il nostro prossimo. Quando amiamo qualcuno o qualcosa non secondo Dio non compiamo un atto di carità ma di egoismo perché e compiuto unicamente per i vantaggi che ci può portare. Dobbiamo desiderare anche per il prossimo i beni soprannaturali e così faremo onore al secondo comandamento. La Carità essendo espressione dell’amore, che solitamente si identifica con l’amato, deve necessariamente farci volgere lo sguardo in alto verso un livello superiore, altrimenti, invece che un innalzamento spirituale avremo un degradamento verso un livello inferiore, terreno. L’unico modo dunque di amare puramente tutti e tutto è quello di amare in Dio, con Dio che trasforma e completa il nostro modo di amare. La Carità deve essere orientata anche verso noi stessi perché compiere un peccato ci danneggia, anche il nostro corpo di conseguenza deve essere trattato con il giusto rispetto perché ci è dato per fare la volontà di Dio e non per il nostro piacere personale. Ci sono alcuni punti che ci insegnano il vero amore verso noi stessi e sono questi: amare l’uomo interiore, cercare il bene della virtù lavorando in questo senso, trattenersi volentieri con se stessi nel raccoglimento interiore, essere coerenti con se stessi tendendo totalmente al bene.

Lo sviluppo della Carità si basa sull’amore. La Carità può aumentare in modo continuativo in questa vita e non trova ostacoli se non siamo noi stessi a metterli perché questa virtù cresce tanto quanto più è radicata nell’anima. Non aumenta però con qualsiasi atto ma con atti sempre più intensi a quelli già praticati, perché bisogna tenere conto non solo della quantità, che dà un risultato relativo, ma bisogna guardare alla qualità degli atti che devono essere, sempre più, basati sull’amore. La Carità non è basata sulla tiepidezza che paralizza completamente la vita cristiana ma sull’aumento costante dell’amore che non solo fa crescere questa virtù ma, di conseguenza tutte le altre che sono a lei unite. Il grado di Carità raggiunto non diminuisce se non in conseguenza del peccato mortale che non ci fa avanzare nella vita spirituale perché i nostri atti saranno considerati imperfetti. Vale per questo più un atto di intenso amore che molti tiepidi e imperfetti perché è più gradito a Dio un atto fervente e veritiero che uno compiuto per dovere o abitudine. Nella Carità bisogna amare tutti anche i peccatori, non per il peccato, ma in quanto uomini e cioè figli di Dio che hanno ancora possibilità di salvarsi. Per questo motivo vanno amati anche i nemici, e non bisogna negare loro l’aiuto cristiano in particolare nella preghiera. Bisogna comunque ricordarsi che esiste anche nella Carità un ordine da rispettare che vede al primo posto Dio che va amato con tutto l’amore a noi possibile, partendo da quello penitente che si duole dei peccati per passare a quello benevolo nel quale si desidera lavorare per la salvezza delle anime e per il Suo regno. Si passa poi all’amore più perfetto che è quello di compiacenza, il quale è senza interessi personali ma che purtroppo non si mantiene costante, perché è isolato e transitorio a causa delle nostre mancanze. Segue dopo questo l’amore per Dio riguardo alla nostra salvezza personale e di seguito per il bene spirituale del prossimo. L’atto principale che muove la Carità è dunque l’amore. È proprio della Carità amare più che essere amato. Sappiamo che l’amore per Dio è il punto principale della Carità ma in secondo luogo è più meritorio l’amore verso l’amico o verso il nemico? Sicuramente è migliore l’amore che ha per ragione esclusiva amare unicamente per Dio sia che abbia come oggetto l’amico o il nemico, in quanto è più meritorio l’amore che si pratica con più intensità. Su questo punto non bisogna confondersi nel pensare che amando molto l’amico vuol dire amare più intensamente, ma bisogna capire che amare più intensamente significa amare al di là dei nostri attaccamenti umani, quindi l’amore per quelli che ci sono contrari è sicuramente più meritorio perché implica uno sforzo maggiore nell’amore. La Carità ha degli effetti nella nostra anima che possiamo ricapitolare in qualche punto essenziale. Prima di ogni altro ci fa sentire la pace interiore accompagnata dal godimento spirituale di Dio anche se sentiamo della sana tristezza per la distanza che ancora ci separa da Lui. Questi sentimenti sono affiancati dalla misericordia verso gli altri che ci inclina a compatire le loro miserie pensando che sono state anche nostre e che potrebbero ancora esserlo. Gli effetti esterni sono, l’elemosina che consiste nel fare del bene gratuitamente cioè senza aspettarsi un tornaconto e può essere corporale o spirituale, la beneficenza che l’accompagna da vicino ed infine la correzione fraterna che è la parte più integrante dell’elemosina spirituale perché aiuta il prossimo a correggere i suoi difetti. Per praticarla occorre avere la prudenza che ci indica il momento e il luogo opportuno per metterla in atto perché raggiunga il suo scopo e non sia invece di danno ulteriore. Ognuno di noi indistintamente deve esercitare questi compito e non delegare altri a farlo, dobbiamo prendere le nostre responsabilità cristiane anche sotto questo punto di vista.

Peccati contro la carità sono ben chiari e delineati, il primo è sicuramente l’odio che quando si riferisce a Dio è il più grave peccato dell’uomo e indica un chiaro disordine interiore. Segue l’accidia che non ama le cose di Dio anzi dà noia e disturbo l’occuparsene, da questo nascono altri difetti come la malizia, il rancore, l’indolenza nell’osservare i comandamenti e la divagazione della mente in cose illecite. Un altro peccato è l’invidia che rattrista l’anima, mentre la Carità ci comanda di rallegrarci del bene del prossimo, da questo peccato derivano anche la mormorazione, il piacere per le avversità e il disappunto per le prosperità del prossimo. Nasce da ciò anche la discordia che si oppone alla pace e le contese che si oppongono alla pace con le parole, queste sono peccato in quanto si offende il prossimo mortificandolo o si danneggia la verità. Questi odi e contese sono spesso causa di gravissimi peccati, alle volte hanno portato a scoppi di guerre con grande danno all’umanità. Ultima ma non per importanza è lo scandalo che si oppone nettamente alla correzione fraterna il quale dando cattivi esempi portano alla rovina spirituale del prossimo.

 

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